Sotto un’altra lente – Candidozyma auris

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Candidozyma auris (già Candida auris) è un lievito patogeno emergente in rapida diffusione. Pazienti ricoverati in case di cura o che abbiano ricevuto trattamenti medici invasivi (ad esempio intubazione respiratoria, inserimento di sondini per l’alimentazione o cateteri venosi centrali) sono più a rischio di contrarre infezioni da C. auris.

C. auris  ha già causato epidemie prolungate in cinque continenti: India, Pakistan, Venezuela, Colombia, Israele, Sudafrica e Stati Uniti. In Europa, secondo le ECDC sono stati riportati anche casi in Italia, Spagna, Germania, Grecia, Romania.

Nonostante la minaccia crescente, molti Paesi europei mostrano ancora gravi lacune nella risposta. Da una survey condotta dalle ECDC risulta che solo 17 dei 36 Stati partecipanti dispongono di un sistema di sorveglianza nazionale per la Candidozyma auris e solo 15 hanno linee guida specifiche per la prevenzione e il controllo delle infezioni. L’ECDC avverte che, in assenza di una sorveglianza sistematica, la reale portata del problema è probabilmente sottostimata. 

Quando C. auris entra in circolo nel flusso sanguigno, può causare candidosi disseminata, coinvolgendo cuore, cervello e occhi. Ciò può portare a endocardite, meningite e endoftalmite.

Le infezioni da C. auris  sono state segnalate in oltre 30 paesi e sono spesso multiresistenti a diversi antimicotici comunemente usati. Poiché non esistono molti antimicotici per trattare le infezioni da C. auris, la resistenza può limitare notevolmente le opzioni terapeutiche, senza considerare che, alcuni ceppi, risultano resistenti a tutte le classi di antimicotici attualmente disponibili.

Lo sapevate?

Gran parte delle infezioni da C. auris  è sconosciuta e probabilmente sotto diagnosticata a causa dell’errata identificazione del C. auris  come altri lieviti o batteri, rendendo difficile l’individuazione e il controllo di questo agente patogeno.

C. auris ha una particolare predilezione per la pelle, in particolare per le ascelle e l’inguine e ha la capacità di colonizzare gli ospiti entro pochi giorni o settimane dal primo contatto.  La colonizzazione può invece persistere per molti mesi – e purtroppo anche a tempo indeterminato – con infezioni molto invasive che possono verificarsi entro pochi giorni o mesi dalla colonizzazione. Studi hanno dimostrato che C. auris  può essere trovato sia nelle camere di degenza che al di fuori, come ad esempio nei corridoi, sulle sedie, sui letti, sui davanzali delle finestre, sulle superfici, sui cavi dell’elettrocardiogramma, sui bracciali per la misurazione della pressione sanguigna, sulle pompe di infusione e sui ventilatori.

Lo sapevate?

C. auris è stato isolato per la prima volta nel condotto uditivo esterno di un paziente in Giappone nel 2009.

C. auris ha già causato numerosi focolai epidemici nelle strutture sanitarie. Può diffondersi attraverso il contatto con superfici o attrezzature contaminate nell’ambiente o anche da persona a persona.

È essenziale identificare i pazienti affetti ma asintomatici per adottare precauzioni aggiuntive quando si utilizzano dispositivi medici invasivi o si eseguono interventi chirurgici. I pazienti infetti costituiscono una potenziale fonte di trasmissione ad altri (degenti ed operatori) e di ulteriore contaminazione ambientale.

Lo sapevate?

C. auris può sopravvivere su superfici umide e asciutte per almeno 14 giorni.

I disinfettanti con attività leviticida sono essenziali per il controllo e la prevenzione delle infezioni da C. auris.

La pratica migliore consiste nell’utilizzare un disinfettante di alto livello, ad azione chimica biocida robusta e ad ampio spettro, ovvero in grado di eliminare spore batteriche, spore fungine, tutti i comuni batteri vegetativi, micobatteri, lieviti e virusin pochissimo tempo.

Lo sapevate?

I disinfettanti ad alto livello prevengono la diffusione di agenti patogeni nocivi da un paziente all’altro, proteggendo al contempo gli operatori sanitari durante le procedure di routine. .

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