L’importanza della detersione prima della disinfezione di alto livello

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In ambito diagnostico, la disinfezione di alto livello (HLD) è indispensabile per la sicurezza dei pazienti e la sua efficacia dipende da un primo passo fondamentale: la detersione. Questo processo manuale rimuove lo sporco visibile e il materiale organico che, qualora presente sugli strumenti, può compromettere l’efficacia della disinfezione consentendo la sopravvivenza di microrganismi patogeni.

E’ importante sottolineare che,  tutti i principali produttori di sistemi di disinfezione, siano essi manuali che automatici, concordano nel riconoscere la detersione come la fase fondamentale dell’intero processo HLD.

La detersione è la fase cruciale di un reprocessing efficace e standardizzato.

Prima di procedere con la disinfezione di alto livello è necessario effettuare una detersione accurata, poiché eventuali residui di materiale organico o inorganico possono fungere da barriera protettiva per i microrganismi e ridurre l’efficacia del disinfettante. Nella maggior parte dei casi, la detersione consiste nell’applicare un prodotto chimico a base di detergente tramite una salvietta, imbevuta oppure asciutta ed abbinata a un detergente. Il CDC definisce questa procedura manuale come l’uso di “liquido ed azione meccanica” 1.

Tali buone pratiche sono supportate dalle linee guida di settore. In Europa, la norma ISO 15883 definisce gli standard relativi alle lava strumenti, specificando i requisiti in materia di detersione, efficacia, tracciabilità e compatibilità per i vari tipi di dispositivi medici.

I dispositivi medici utilizzati in ambito sanitario presentano diversi livelli di resistenza al calore, e ciò determina le modalità di detersione e disinfezione più appropriate in base alla loro struttura e al rischio clinico. Si possono suddividere in tre categorie:

Strumenti resistenti al calore, come gli strumenti chirurgici e alcuni endoscopi rigidi, vengono sottoposti a detersione manuale e poi a sterilizzazione con vapore.

Dispositivi multicanale termosensibili,  come gli endoscopi flessibili, richiedono una detersione manuale e l’irrigazione del canale operativo, seguite da una disinfezione automatizzata di alto livello in un sistema automatico di reprocessing degli endoscopi (AER).

I dispositivi termosensibili non canalizzati, tra cui le sonde ecografiche e gli endoscopi, vengono sottoposti a detersione manuale e poi a disinfezione con agenti chimici.

Nonostante tali differenze tra gli strumenti, una pulizia accurata è un requisito fondamentale: costituisce infatti la base per un reprocessing sicuro ed efficace dei dispositivi.

Rispetto agli endoscopi complessi e con più canali operativi, le sonde ecografiche sono più semplici da pulire e disinfettare, grazie alla loro struttura non canalizzata e ad una superficie ridotta.

Tuttavia, le sonde endocavitarie presentano anche delle rientranze o indentazioni, come quelle destinate alle guide per aghi e quelle intorno alla punta e alla base del dispositivo, che possono intrappolare microrganismi patogeni e alimentare la formazione di biofilm qualora non pulite adeguatamente.

Detto questo, la superficie della parte invasiva di una sonda endocavitaria non è più grande di un foglio di carta in formato A5. Con una formazione adeguata e la dovuta attenzione ai dettagli, la pulizia può risultare sia accurata che efficiente, garantendo che il dispositivo sia idoneo alla disinfezione di alto livello.

Tecnologie come i raggi UV-C e i sistemi a perossido di idrogeno sonicato garantiscono una disinfezione di alto livello per le sonde ecografiche, ma non includono la detersione. È necessario integrare il protocollo con una fase di detersione manuale, al di fuori del processo automatizzato: un aspetto cruciale per l’intero reprocessing, eppure spesso trascurato.

Infatti, molti produttori lasciano all’utente finale la scelta del metodo di pulizia da seguire, alimentando possibili rischi è difformità nei protocolli. Ecco perchè ogni produttore di disinfettanti di alto livello dovrebbe delineare un protocollo di detersione convalidato per due principali motivi:

  1. Evitare che la fase di detersione venga omessa: in caso di uso dei raggi UV-C, le ombre causate da residui di sporco, gel o persino acqua possono bloccare la luce UV e compromettere la disinfezione. Inoltre, qualsiasi presenza di materiale organico sul dispositivo è impenetrabile ai raggi UV-C che non riescono quindi a disinfettare a fondo.
  2. Evitare problematiche di compatibilità: Senza indicazioni adeguate, gli utenti potrebbero scegliere detergenti non adatti, come le salviette a base di ammoni quaternari, che possono danneggiare le sonde specie se, a seguire, vengono esposte al vapore di perossido di idrogeno.

È fondamentale disporre di protocolli di pulizia chiari e convalidati per garantire la sicurezza e l’integrità dei dispositivi medici.

Il fenomeno dello Shadowing si verifica quando qualcosa impedisce alla luce UV-C di raggiungere la superficie di un dispositivo medico, compromettendone la disinfezione. Può essere causato da residui di gel, secrezioni delle mucose, residui di prodotti detergenti o persino da goccioline d’acqua residue dopo il risciacquo.

Le rientranze, come quelle presenti sulle sonde endocavitarie, sono particolarmente vulnerabili se non vengono pulite con cura. Se una sonda è ancora sporca o non detersa, la luce UV non la pulirà. Ecco perché la detersione non è uno step facoltativo ma un prerequisito imprescindibile per una disinfezione efficace.

Disinfezione con raggi UV-C: cosa c’è da sapere 

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Quando si procede al reprocessing delle sonde ecografiche, l’approccio più sicuro è quello che prevede una detersione, una disinfezione e una tracciabilità validate. Se la fase di detersione è integrata in un sistema o kit completo, gli operatori possono essere certi che l’efficacia dell’intero protocollo sia stata comprovata.

La pratica migliore consiste nell’utilizzare un prodotto per la detersione che: 

  • Sia a marchio CE per i dispositivi medici 
  • Garantisca la tracciabilità  
  • Sia stato approvato dal produttore del dispositivo medico 
  • Sia compatibile con il prodotto per la disinfezione di alto livello prescelto 

Questi indicatori confermano la qualità del prodotto, la conformità alle normative e la compatibilità. Norme come la ISO 15883 sottolineano inoltre l’importanza del monitoraggio dei processi, garantendo un maggiore controllo e affidabilità nel protocollo di decontaminazione.

Tutto ciò porta a una conclusione chiara ed inequivocabile: la detersione è la fase più importante di qualsiasi reprocessing e, preferibilmente, è un’operazione manuale perché richiede la frizione, quindi l’azione meccanica. È una responsabilità che affidiamo al personale sin dagli albori della prevenzione e del controllo delle infezioni, e che ancora oggi resta fondamentale per la sicurezza dei pazienti.

La detersione manuale non è solo un’attività di routine. È un’operazione fondamentale che determina il successo di ogni processo di disinfezione. Senza di essa, nessun disinfettante può agire in modo efficace. E sebbene l’automazione abbia portato efficienza e uniformità, l’azione manuale rimane ineguagliabile in termini di precisione, adattabilità e affidabilità. 

Grazie a una formazione adeguata, a prodotti collaudati e a protocolli chiari, la detersione manuale continua a garantire risultati efficaci, dimostrando che le nostre mani sono ancora gli strumenti più efficaci nella prevenzione delle infezioni.


Riferimenti:

1 Centers for Disease Control and Prevention. Guideline for Disinfection and Sterilization in Healthcare Facilities, 2008. Updated June 2024. Available from: https://www.cdc.gov/infection-control/media/pdfs/Guideline-Disinfection-H.pdf.