
I biofilm rappresentano una notevole sfida nella lotta alle infezioni associate all’assistenza sanitaria (ICA), poiché rendono i patogeni più resistenti ai metodi convenzionali di pulizia e disinfezione. I prodotti a base di biossido di cloro Tristel sono stati specificatamente testati per verificarne l’efficacia contrastando sia biofilm umidi che secchi.
La sfida dei biofilm nel settore sanitario
I biofilm sono comunità microbiche strutturate racchiuse in una matrice da loro stesse prodotta, che spesso si trovano aderenti a superfici negli ambienti sanitari. Una volta formati, diventano difficili da eliminare. Non è solo un tema di pulizia, ma di sicurezza dei pazienti. I biofilm fungono da serbatoio per gli organismi multiresistenti (MDRO), proteggendoli dagli antimicrobici e aumentando al contempo il rischio di trasferimento genico orizzontale, accelerando così la diffusione della resistenza.
I batteri che vivono in un biofilm mostrano una resistenza agli antibiotici da 10 a 1.000 volte superiore rispetto ai loro omologhi planctonici.
Gli studi indicano che fino al 65% di tutte le infezioni microbiche e l’80% delle infezioni croniche coinvolgono i biofilm. I biofilm possono infatti causare infezioni persistenti, una maggiore resistenza ai trattamenti e un rischio più elevato di contaminazione crociata. La loro presenza sulle apparecchiature mediche, sulle superfici ambientali e all’interno di ambienti quali i sistemi idrici può inoltre contribuire alle infezioni correlate all’assistenza (ICA), rappresentando un grave rischio per la sicurezza dei pazienti.1,2

I biofilm sono tutti uguali?
Sebbene tutti i biofilm rappresentino una comunità di microrganismi racchiusi in una matrice protettiva, la loro composizione e le loro caratteristiche possono variare. Possono essere costituiti da batteri, lieviti e funghi, e persino da virus. In genere sono composti da una o più specie diverse di organismi e possono persistere su una superficie per molte ore.
Il biofilm umido è un tipo di biofilm che si forma in ambienti umidi, dove i microrganismi prosperano grazie alla presenza di acqua e alla disponibilità di nutrienti. Questi microrganismi secernono uno strato viscido di sostanza polimerica extracellulare (EPS) contenente polisaccaridi, proteine e lipidi, incorporandosi in una matrice protettiva. In genere, sono costituiti da batteri gram-negativi come Pseudomonas aeruginosa. In ambito sanitario, i biofilm umidi possono svilupparsi sui e all’interno dei canali dei dispositivi medici riutilizzabili, nelle condutture dell’acqua, nonché su lavandini, docce, WC e sulle superfici circostanti.
Il biofilm secco è costituito da microrganismi che si formano in ambienti secchi o a bassa umidità e poveri di sostanze nutritive. A causa di queste condizioni estreme, i microrganismi presenti all’interno di un biofilm secco già formato tendono ad essere più resistenti. A differenza dei biofilm umidi, i biofilm secchi si formano su superfici con umidità minima, come apparecchiature mediche o superfici ambientali asciutte. Questi biofilm possono essere difficili da individuare e rimuovere, poiché spesso più resistenti alle operazioni di pulizia e disinfezione a causa del loro stato secco.

Contro i biofilm: diossido di cloro
Esistono metodi diversi per valutare l’efficacia di un disinfettante contro un biofilm.
Per i biofilm umidi, è possibile utilizzare il test MBEC (ASTM E2799) e il modello CDC (ASTM E2871-22) per valutare l’efficacia dei disinfettanti contro i biofilm di Staphylococcus aureus e Pseudomonas aeruginosa.
Le soluzioni a base di diossido di cloro Tristel sono state testate con questi metodi su biofilm sviluppati nell’arco di 72 ore. Tutte le soluzioni di diossido di cloro testate hanno ottenuto una riduzione ≥4 log nel test MBEC e una riduzione ≥5 log nel modello CDC ai rispettivi tempi di contatto, che potevano essere anche di soli 30 secondi. Questa attività rapida ed efficace è fondamentale nei flussi di lavoro reali di prevenzione e controllo delle infezioni (IPC), dove tempo ed efficacia devono andare di pari passo.
Per i biofilm secchi, l’efficacia del diossido di cloro è stata valutata utilizzando il modello CDC (ASTM E2871-22), modificato con un ciclo di disidratazione/reidratazione della durata di 12 giorni. Questo approccio è sempre più riconosciuto per la sua capacità di riprodurre le sfide di decontaminazione reali poste dai biofilm. Tutte le soluzioni di diossido di cloro testate hanno raggiunto riduzioni ≥5 log nei rispettivi tempi di contatto.
Implicazioni per la prevenzione delle infezioni
La comprovata efficacia del diossido di cloro sia contro i contaminanti superficiali che contro i biofilm radicati sia in laboratorio che in ambito clinico, dimostra che una sua integrazione nei protocolli di controllo delle infezioni (IPC) di routine può contribuire ad affrontare la sfida rappresentata dai biofilm e a colmare il divario tra conformità alle norme ed efficacia nella pratica.
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Riferimenti:
1 Ledwoch, K., Dancer, S.J., Otter, J.A., Kerr, K., Roposte, D., Rushton, L., Weiser, R., Mahenthiralingam, E., Muir, D.D. and Maillard, J.-Y. . (2018). Beware biofilm! Dry biofilms containing bacterial pathogens on multiple healthcare surfaces; a multi-centre study. Journal of Hospital Infection, 100(3), pp.e47–e56. doi:https://doi.org/10.1016/j.jhin.2018.06.028.
2 Maillard, J.-Y. and Centeleghe, I. (2023). How biofilm changes our understanding of cleaning and disinfection. Antimicrobial Resistance and Infection Control, [online] 12(1), p.95. doi:https://doi.org/10.1186/s13756-023-01290-4.
3 K Ledwoch, Vickery, K. and Maillard, J-Y. (2022). Dry surface biofilms: what you need to know. British journal of hospital medicine, 83(8), pp.1–3. doi:https://doi.org/10.12968/hmed.2022.0274.